Non
tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge
ovvero
SI SALVA CHI PUÒ
Per
esprimere il tuo dissenso e la tua voglia di legalità, partecipa
alla manifestazione convocata
A
MILANO LUNEDI 20 DICEMBRE
ORE 18.00 DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA
|
Quest'anno
sotto l'albero di Natale c'è un grazioso pacco dono del
Governo:
la legge che regala l'impunità ai soliti noti (Previti,
DellUtri, Berlusconi e compagnia
)
La
legge cosiddetta "salva Previti", riducendo i tempi
di prescrizione per alcuni reati (corruzione e associazione
mafiosa, oltre che usura e furto aggravato), cancellerà
molti processi a imputati eccellenti. Continuando ad architettare
leggi che calpestano lo stato di diritto e il principio dell'uguaglianza
di fronte alla legge, si favorisce la criminalitàorganizzata
e quella comune, mettendo a rischio la sicurezza di tutti.
|
DIAMO
UN SEGNALE FORTE,
DICIAMO BASTA ALLE LEGGI VERGOGNA
NO A UN ALTRO PROVVEDIMENTO
AD PERSONAM
CHE LA COSIDDETTA CASA DELLE LIBERTA'
HA TANTA FRETTA DI APPROVARE
|
|
E
non contenti, intanto pensano di abolire
il concorso esterno in associazione mafiosa
e di ripristinare l'immunità parlamentare.
|
HANNO
ADERITO:
Aprile, Arci Milano, Arci Ginestra, Articolo 21
Lombardia, Avvocati e democrazia, Camera del Lavoro di Milano,
Centomovimenti.com, Charta, Cittadini per l'Ulivo, Comitato Cremona
per l'Ulivo, Communitas2002, Comunisti italiani, Democratici di
Sinistra, Girotondi e movimenti della Lombardia, Girotondi per
la democrazia, Girotondi per Cernusco, il Parlamentino, Italia
dei valori, Italialaica, la Margherita, Legambiente Lombardia,
Libera Lombardia, Miracolo a Milano, Osservatorio per la giustizia
e la democrazia, Osservatorio per la difesa della giustizia e
dei diritti, Rifondazione comunista, RSU Ikea Corsico, Teatro
della Cooperativa, Teatro Officina, Verdi,
Stefania
Ariosto, Gianni Barbacetto, Maurizio Baruffi, Giorgio Calò,
Vincenzo Consolo, Nando dalla Chiesa, Massimo Fini, Dario Fo,
Enzo Jannacci, Gad Lerner, Pierfrancesco Majorino, Carlo Monguzzi,
Ottavia Piccolo, Franca Rame, Basilio Rizzo, Federico Sinicato,
Marco Travaglio, Roberto Zaccaria, ... ... ... |

Aderiamo
alla giornata dellOS.TE.
fai girare la voce
Il 20 aprile,
la giornata dellOS.TE. (OS.curiamo la TE.levisione), ci troviamo
alle ore 19.30 in piazza Mercanti a Milano
per suonare tutti insieme un "campanello dallarme":
allarme contro il monopolio dellinformazione televisiva
che tende ad assopire le coscienze, il pensiero, la capacità
critica e la dignità,
trasformando i cittadini in un immenso pubblico pagante e compiacente.
Invitiamo tutti i cittadini a portare campanelli, campanelle, campanacci
e simili,
ma anche altri strumenti (chitarre, tamburi, tamburelli. maracas
)
per divertirci tutti insieme e per renderci visibili.
Sarà una serata di festa, con una banda che suonerà
per noi;
distribuiremo piccoli gadgets come badge con il logo spegni
la TV: esci con me? ,
magliette
e, naturalmente, girandole.
Sconti in librerie, osterie, trattorie e altri locali
a chi si presenterà con uno di questi oggetti.
Elenco dei ristoranti
e delle librerie
OS.curiamo la TE.levisione
Sabato 20 aprile giornata dell'OS.TE.
Lanciamo la nostra idea di oscurare la televisione,
perché riteniamo sia l'unica maniera per poter combattere il
monopolio dell'informazione televisiva,
FACENDO
CAPIRE A BERLUSCONI QUANTI SIAMO E COME CI MUOVIAMO.
Organizziamo in tutte le città comitati per iniziative alternative:
cinema, musica, visite guidate ai musei,
giochi e animazioni per bambini nei parchi, serate di lettura sulla
Costituzione.
Coinvolgiamo le parrocchie e le scuole, i sindacati e le associazioni,
mettiamoci in rete per far sentire alta la protesta della società
civile.
Vogliamo far capire al mondo intero l'anomalia (esclusivamente italiana)
di un presidente del Consiglio
che ha il monopolio televisivo, con tre reti di sua proprietà
e tre reti direttamente controllate.
Questa iniziativa vuole essere un gesto importante e simbolico,
che faccia discutere tutti i cittadini sull'opportunità di
fare qualcosa immediatamente:
cominciamo a non guardare più la televisione, soprattutto nel
prime time:
ogni nostra televisione accesa è come un voto a favore del
padrone, che ne intasca i proventi pubblicitari.
Nel
32esimo anniversario della strage di piazza Fontana,
le Associazioni dei familiari delle vittime e Quelli delle Girandole
organizzano il dibattito:
La
giustizia, la politica, la verità:
30 anni di grandi processi
(Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica,
Maxi processo, Mani pulite, Petrolchimico)
Ne
discutono:
Gianni Barbacetto,
Giornalista di Diario
Daria Bonfietti,
Presidente Associazione dei parenti delle vittime della strage di
Ustica
Nando dalla Chiesa,
Componente Commissione Antimafia e Commissione Giustizia al Senato
Peter Gomez,
Giornalista dellEspresso
Manlio Milani,
Presidente Associazione dei familiari delle vittime della strage di
piazza della Loggia
Luigi Passera,
Presidente Associazione dei familiari delle vittime della strage di
piazza Fontana
Giuliano Pisapia,
Componente Commissione Giustizia alla Camera
Modera: Daniele Biacchessi,
Giornalista e scrittore
Proiezione del cortometraggio Il filo della Memoria (2001)
di Daniele Biacchessi
Milano,
mercoledì 12 dicembre 2001
Sala delle Acli, via della Signora 3 - ore 20,30
Comunicato
stampa
VENERDì 16 NOVEMBRE ALLE ORE 18
SECONDO PRESIDIO DAVANTI A PALAZZO DI GIUSTIZIA
Fai
girare la voce:
scortiamo la legalità. Quelli della Girandola si ritrovano
per la seconda volta davanti al Palazzo di Giustizia di Milano per
esprimere solidarietà ai magistrati e per continuare la raccolta
firme di adesione allappello al presidente della Repubblica
Ciampi affinché vengano ripristinate le scorte.
Nelloccasione una delegazione di cittadini consegnerà
al procuratore generale Francesco Saverio Borrelli copia delle prime
2000 firme raccolte.
Ricominciare a presidiare con raccolta di firme e momenti di informazione
il Palazzo di Giustizia significa affermare che i cittadini sentono
i tentativi di delegittimazione della magistratura come un attacco
ai principi di convivenza e di legalità dellintera comunità
civile.
IL NATURALE SENSO DELLA GIUSTIZIA
NON PUÒ ESSERE SCHIACCIATO DA NESSUNO,
PRESIDIAMO I VALORI DELLA LEGALITÀ
15
novembre 2001
Letterina a Silvio Berlusconi
Firmare
e spedire, possibilmente con posta prioritaria a:
Presidente del Consiglio
Palazzo Chigi
00186 Roma
Gentile
Cavaliere Presidente,
siamo qui per chiederle di tacere almeno un po' sulla giustizia, perché
non facciamo in tempo a organizzare un presidio che lei ci dà motivo
per farne un altro.
Anche noi lavoriamo e teniamo famiglia.
La ringraziamo fiduciosi e che Dio ce la mandi buona.
15
novembre 2001
La
lotta all'Antimafia.
Ecco i primi cento giorni del Governo
di Nando dalla Chiesa
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava incominciare a creare un clima più rassegnato, diciamo meno
integralista. Bisognava spiegare che la nostra economia non può permettersi
i ritardi richiesti da qualche verifica antimafia, le strozzature
imposte da qualche procedura di troppo. Ma occorreva dirlo bene; ed
evitare un intervento minimalista, volto magari a indicare solo i
lacci e i lacciuoli inutili, altrimenti che messaggio si mandava?
Meglio fare vigorosamente propria, in pubblico ovviamente, la teoria
che con la mafia si può e si deve convivere, se no l'economia e i
pubblici lavori e gli appalti e tutto il resto ne soffrono troppo.
Come non avevano compreso, vent'anni fa, Pio La Torre e Virginio Rognoni.
E questo è stato fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava fare capire che lo Stato non ha alcun senso di colpa verso
i familiari delle vittime; che questi ultimi non sono più circondati
da una specie di tutela morale legittimata dal loro dolore. E che
le loro parole hanno un valore esattamente uguale a quelle di qualsiasi
suddito. Dunque si scordino di testimoniare a vita: devono tacere
o le citeremo in tribunale. Come la vedova Grassi, ad esempio, che
crede di potere ancora liberamente interrogare la pubblica opinione
su quale sia, presso Cosa nostra, l'effetto del messaggio mandato
dal "ministro della convivenza". La signora ha parlato proprio mentre
riapriva temerariamente la ditta del marito. Meritava di essere pubblicamente
minacciata di querela. E questo è stato fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava far capire che lo Stato non ritiene poi troppo disdicevole
difendere con i suoi rappresentanti di governo i killer mafiosi mandati
a giudizio nelle aule di Giustizia della Repubblica. E nemmeno far
vedere a una moglie, a un figlio, a una madre di un carabiniere o
poliziotto morti ammazzati da Cosa nostra o dalle organizzazioni sorelle,
che ci va il sottosegretario in persona e con tanto di scorta a difendere
il boss finito a processo. Sì, proprio lui. E, diversamente dai familiari
delle vittime, senza alcun complesso di colpa. E questo pure è stato
fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava poi fare capire che è finita la solfa della legalità, andata
così fastidiosamente di moda agli inizi dello scorso decennio. Ma
non bisognava solo deprecare gli eccessi prodotti da quel clima incandescente.
Se no che messaggio si manda? L'eccesso, il vero eccesso, è stato
proprio quella richiesta di legalità tanto estranea ai nostri costumi.
Dunque, adeguiamo la legge alle nostre tradizioni. Meglio ancora se
ne approfittiamo per far capire che ogni interesse privato è sempre
più legittimo dell'interesse pubblico. L'ideale? Depenalizzare il
falso in bilancio o fare tornare praticamente gratis e in forma anonima
i soldi portati in nero in giro per il mondo. E questo è stato fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava poi fare capire ai magistrati che la pacchia è finita. Che
essi non possono più contare su una considerazione e un rispetto innaffiati
con il sangue dei loro colleghi uccisi. Naturalmente non bastava stigmatizzare
le singole arroganze o ricondurre i chiacchieroni a sobrietà. Se no
che messaggio sarebbe? Molto meglio, e più diretto, far capire a tutti
che ora debbono pagare - e salato - per quella fisima del "controllo
di legalità" a trecentosessanta gradi. Che essi sono degli eversori.
Sappiano ladri e assassini che chi li persegue e li giudica non è
poi infinitamente più in alto di loro nella considerazione sociale.
E anche questo è stato fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava ancora far capire che i magistrati, conseguentemente, non
sono più protetti come una volta. Dunque, occorreva tagliare le scorte.
Ma non solo combattendo gli abusi o gli impieghi da status-symbol.
Se no che messaggio sarebbe? Occorre proprio tagliare. A tutti, dovunque;
anche se è stato appena scoperto un progetto di attentato contro un
procuratore antimafia. E al tempo stesso far vedere che ministri,
sottosegretari e loro nani e ballerine le scorte e le macchine di
servizio continuano ad averle. Così che sia chiaro che sono proprio
i magistrati a essere meno protetti di una volta; e che lo Stato alla
loro pelle ci tiene un po' di meno. E anche questo è stato fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia bisognava
far vedere che le autorità pubbliche nate da un decennio di lotte
e di paure, di umiliazioni e di speranze, sono considerate a pieno
titolo - né più né meno - posti di potere da spartire, pezzi di domino
nello spoil system. Ad esempio il Commissariato contro il racket e
l'usura. E occorreva mandar via di lì il primo commerciante che ha
organizzato la ribellione contro il racket; lui con i suoi personalissimi
rapporti di fiducia con le vittime dell'usura e del pizzo mafioso.
O almeno renderlo meno autonomo e meno forte. E anche questo è stato
fatto.
Per indebolire la lotta alla mafia
bisognava, infine e ovviamente, rendere molto più difficili le investigazioni
e i processi. Per esempio intervenendo sui meccanismi di formazione
delle prove. E cercando di renderli praticamente proibitivi per chi
si azzardi a mettere il naso nei conti all'estero dei padrini e dei
loro amici e protettori. Magari arrivando a rendere retroattive tali
nuove norme di procedura penale. E anche questo è stato fatto.
Per indebolire correttamente la lotta alla
mafia bisognerebbe ora intervenire sui meccanismi della
cultura, della scuola, dell'informazione, della partecipazione religiosa;
insomma su tutte quelle attività che sono state utili a mobilitare
per la prima volta contro la mafia milioni di cittadini e di giovanissimi
in tutta Italia. Occorrerebbe mettere all'indice qualche giornalista
libero; così, per dare un segnale. Meglio se è il più autorevole di
tutti, un Enzo Biagi, ad esempio, che ha pure raccolto in due libri
le dichiarazioni del principe dei traditori, Masino Buscetta. Oppure
incominciare ad attaccare i "gargarismi antimafia" che si fanno nelle
scuole, magari partendo da un'audizione parlamentare del ministro
Moratti. Fatto anche questo.
Ancora - questo è vero - non si è riusciti a
montare uno scandalo contro un prete di trincea o contro una preside
troppo antimafiosa né a impedire a qualche scrittore troppo impegnato
di vincere un premio letterario. Ma sono passati solo cento giorni
e qualche cosa. Come si dice nei graziosi quadretti che stanno dietro
la scrivania di ogni Capo, "per l'impossibile ci stiamo ancora attrezzando".
Il
Popolo, giovedì 25 ottobre 2001
Comunicato
stampa
SOLIDARIETÀ
AI MAGISTRATI ANTIMAFIA
PRESIDIO DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO
Domani
alle ore 18 si terrà un presidio davanti al Palazzo di Giustizia.
Centinaia di cittadini milanesi - che per l'occasione hanno scelto
un "simbolo" a sorpresa - si troveranno per esprimere innanzitutto
solidarietà ai magistrati antimafia a cui è stata tolta la scorta.
L'iniziativa vuole anche essere una difesa simbolica dell'indipendenza
della Magistratura di fronte agli attacchi provenienti da Berlusconi
e dai suoi avvocati portati al Governo o alla testa delle istituzioni
parlamentari. Il presidio, organizzato da varie associazioni e riviste
al di fuori dei partiti, sarà una iniziale forma di mobilitazione
civile contro i primi cento giorni del Governo nella lotta all'antimafia
(rogatorie, falso in bilancio, rientro di capitali sporchi, scorte,
commissariato antiracket). E' già iniziata la raccolta delle firme
per sottoscrivere un appello da inviare al Presidente della Repubblica
per chiedere ai ministri dell'Interno e della Giustizia di ripensare
le scelte annunciate nelle scorse settimane e restituire la piena
protezione ai magistrati a rischio.
Hanno già firmato il documento numerosi esponenti della società civile,
intellettuali, artisti e giornalisti.
Tra gli altri: Carla Voltolina Pertini, Antonino Caponnetto, Dario
Fo e Franca Rame, Paolo Flores D'Arcais, Silvio Novembre, Vincenzo
Consolo, Lella Costa, Marco Paolini, Gianni Barbacetto, Fernanda Pivano,
Aldo Busi, Corrado Stajano, Teresa Sarti Strada, Moni Ovadia, Ottavia
Piccolo, Ettore Scola, Don Gino Rigoldi, Andrea Purgatori, Marco Travaglio,
Peter Gomez, Leo Sisti, Pasquale Scimeca, Gianni Minà, Novella Calligaris,
Monica Zapelli Fava, Paolo Sylos Labini, Gino & Michele, Simona dalla
Chiesa, Giorgio Galli, Massimo De Vita, Anna Bonaiuto, Franco Fabbri.
Associazioni promotrici: Omicron, Società Civile, AntimafiaDuemila,
Arci, SOS Impresa, Coordinamento milanese Insegnanti e Presidi in
lotta contro la mafia, Palermo Anno Uno, Sciarpe Gialle, L'Altra Milano.
25 ottobre 2001