Associazione culturale per la giustizia


I volantini e i comunicati stampa delle Girandole.
Ma anche scritti degni di nota, da tenere sul comodino e rileggere ogni tanto.

Un nutrimento al proprio "vizio della memoria".


Si salva chi può
20 dicembre 2004

Giornata dell'Oste
20 aprile 2002

Il dibattito
30 anni di grandi processi

Comunicato stampa
Secondo presidio a Palazzo di Giustizia

Letterina a Silvio Berlusconi
dalle Girandole

La lotta all'Antimafia. Ecco i primi cento giorni del Governo.
di Nando dalla Chiesa

Comunicato stampa
Solidarietà ai magistrati antimafia

 


Non tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge
ovvero SI SALVA CHI PUÒ

Per esprimere il tuo dissenso e la tua voglia di legalità, partecipa alla manifestazione convocata
A MILANO LUNEDI 20 DICEMBRE
ORE 18.00 DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA

Quest'anno sotto l'albero di Natale c'è un grazioso pacco dono del Governo:
la legge che regala l'impunità ai soliti noti (Previti, Dell’Utri, Berlusconi e compagnia…)

La legge cosiddetta "salva Previti", riducendo i tempi di prescrizione per alcuni reati (corruzione e associazione mafiosa, oltre che usura e furto aggravato), cancellerà molti processi a imputati eccellenti. Continuando ad architettare leggi che calpestano lo stato di diritto e il principio dell'uguaglianza di fronte alla legge, si favorisce la criminalitàorganizzata e quella comune, mettendo a rischio la sicurezza di tutti.

DIAMO UN SEGNALE FORTE,
DICIAMO BASTA ALLE LEGGI VERGOGNA

NO A UN ALTRO PROVVEDIMENTO
AD PERSONAM

CHE LA COSIDDETTA CASA DELLE LIBERTA'
HA TANTA FRETTA DI APPROVARE

E non contenti, intanto pensano di abolire
il concorso esterno in associazione mafiosa
e di ripristinare l'immunità parlamentare.
HANNO ADERITO:
Aprile, Arci Milano, Arci Ginestra, Articolo 21 Lombardia, Avvocati e democrazia, Camera del Lavoro di Milano, Centomovimenti.com, Charta, Cittadini per l'Ulivo, Comitato Cremona per l'Ulivo, Communitas2002, Comunisti italiani, Democratici di Sinistra, Girotondi e movimenti della Lombardia, Girotondi per la democrazia, Girotondi per Cernusco, il Parlamentino, Italia dei valori, Italialaica, la Margherita, Legambiente Lombardia, Libera Lombardia, Miracolo a Milano, Osservatorio per la giustizia e la democrazia, Osservatorio per la difesa della giustizia e dei diritti, Rifondazione comunista, RSU Ikea Corsico, Teatro della Cooperativa, Teatro Officina, Verdi,

Stefania Ariosto, Gianni Barbacetto, Maurizio Baruffi, Giorgio Calò, Vincenzo Consolo, Nando dalla Chiesa, Massimo Fini, Dario Fo, Enzo Jannacci, Gad Lerner, Pierfrancesco Majorino, Carlo Monguzzi, Ottavia Piccolo, Franca Rame, Basilio Rizzo, Federico Sinicato, Marco Travaglio, Roberto Zaccaria, ... ... ...


Aderiamo alla giornata dell’OS.TE.
fai girare la voce…

Il 20 aprile, la giornata dell’OS.TE. (OS.curiamo la TE.levisione), ci troviamo
alle ore 19.30 in piazza Mercanti a Milano per suonare tutti insieme un "campanello d’allarme":
allarme contro il monopolio dell’informazione televisiva
che tende ad assopire le coscienze, il pensiero, la capacità critica e la dignità,
trasformando i cittadini in un immenso pubblico pagante e compiacente.

Invitiamo tutti i cittadini a portare campanelli, campanelle, campanacci e simili,
ma anche altri strumenti (chitarre, tamburi, tamburelli. maracas…)
per divertirci tutti insieme e per renderci visibili.

Sarà una serata di festa, con una banda che suonerà per noi;
distribuiremo piccoli “gadgets” come badge con il logo “spegni la TV: esci con me?” ,
magliette e, naturalmente, girandole.
Sconti in librerie, osterie, trattorie e altri locali
a chi si presenterà con uno di questi oggetti.

Elenco dei ristoranti e delle librerie


OS.curiamo la TE.levisione
Sabato 20 aprile giornata dell'OS.TE.
Lanciamo la nostra idea di oscurare la televisione,
perché riteniamo sia l'unica maniera per poter combattere il monopolio dell'informazione televisiva,
FACENDO CAPIRE A BERLUSCONI QUANTI SIAMO E COME CI MUOVIAMO.
Organizziamo in tutte le città comitati per iniziative alternative: cinema, musica, visite guidate ai musei,
giochi e animazioni per bambini nei parchi, serate di lettura sulla Costituzione.
Coinvolgiamo le parrocchie e le scuole, i sindacati e le associazioni,
mettiamoci in rete per far sentire alta la protesta della società civile.
Vogliamo far capire al mondo intero l'anomalia (esclusivamente italiana) di un presidente del Consiglio
che ha il monopolio televisivo, con tre reti di sua proprietà e tre reti direttamente controllate.
Questa iniziativa vuole essere un gesto importante e simbolico,
che faccia discutere tutti i cittadini sull'opportunità di fare qualcosa immediatamente:
cominciamo a non guardare più la televisione, soprattutto nel prime time:
ogni nostra televisione accesa è come un voto a favore del padrone, che ne intasca i proventi pubblicitari.


Nel 32esimo anniversario della strage di piazza Fontana,
le Associazioni dei familiari delle vittime e “Quelli delle Girandole”
organizzano il dibattito:

La giustizia, la politica, la verità:
30 anni di grandi processi
(Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica,
Maxi processo, Mani pulite, Petrolchimico)

Ne discutono:
Gianni Barbacetto,
Giornalista di Diario
Daria Bonfietti,
Presidente Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica
Nando dalla Chiesa,
Componente Commissione Antimafia e Commissione Giustizia al Senato
Peter Gomez,
Giornalista dell’Espresso
Manlio Milani,
Presidente Associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza della Loggia
Luigi Passera,
Presidente Associazione dei familiari delle vittime della strage di piazza Fontana
Giuliano Pisapia,
Componente Commissione Giustizia alla Camera

Modera: Daniele Biacchessi,
Giornalista e scrittore


Proiezione del cortometraggio “Il filo della Memoria” (2001)
di Daniele Biacchessi

Milano, mercoledì 12 dicembre 2001
Sala delle Acli, via della Signora 3 - ore 20,30


Comunicato stampa
VENERDì 16 NOVEMBRE ALLE ORE 18
SECONDO PRESIDIO DAVANTI A PALAZZO DI GIUSTIZIA

Fai girare la voce: scortiamo la legalità. Quelli della Girandola si ritrovano per la seconda volta davanti al Palazzo di Giustizia di Milano per esprimere solidarietà ai magistrati e per continuare la raccolta firme di adesione all’appello al presidente della Repubblica Ciampi affinché vengano ripristinate le scorte.
Nell’occasione una delegazione di cittadini consegnerà al procuratore generale Francesco Saverio Borrelli copia delle prime 2000 firme raccolte.
Ricominciare a presidiare con raccolta di firme e momenti di informazione il Palazzo di Giustizia significa affermare che i cittadini sentono i tentativi di delegittimazione della magistratura come un attacco ai principi di convivenza e di legalità dell’intera comunità civile.


IL NATURALE SENSO DELLA GIUSTIZIA
NON PUÒ ESSERE SCHIACCIATO DA NESSUNO,
PRESIDIAMO I VALORI DELLA LEGALITÀ

15 novembre 2001


Letterina a Silvio Berlusconi

Firmare e spedire, possibilmente con posta prioritaria a:

Presidente del Consiglio
Palazzo Chigi
00186 Roma

Gentile Cavaliere Presidente,
siamo qui per chiederle di tacere almeno un po' sulla giustizia, perché non facciamo in tempo a organizzare un presidio che lei ci dà motivo per farne un altro.
Anche noi lavoriamo e teniamo famiglia.
La ringraziamo fiduciosi e che Dio ce la mandi buona.

15 novembre 2001


La lotta all'Antimafia. Ecco i primi cento giorni del Governo
di Nando dalla Chiesa

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava incominciare a creare un clima più rassegnato, diciamo meno integralista. Bisognava spiegare che la nostra economia non può permettersi i ritardi richiesti da qualche verifica antimafia, le strozzature imposte da qualche procedura di troppo. Ma occorreva dirlo bene; ed evitare un intervento minimalista, volto magari a indicare solo i lacci e i lacciuoli inutili, altrimenti che messaggio si mandava? Meglio fare vigorosamente propria, in pubblico ovviamente, la teoria che con la mafia si può e si deve convivere, se no l'economia e i pubblici lavori e gli appalti e tutto il resto ne soffrono troppo. Come non avevano compreso, vent'anni fa, Pio La Torre e Virginio Rognoni. E questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava fare capire che lo Stato non ha alcun senso di colpa verso i familiari delle vittime; che questi ultimi non sono più circondati da una specie di tutela morale legittimata dal loro dolore. E che le loro parole hanno un valore esattamente uguale a quelle di qualsiasi suddito. Dunque si scordino di testimoniare a vita: devono tacere o le citeremo in tribunale. Come la vedova Grassi, ad esempio, che crede di potere ancora liberamente interrogare la pubblica opinione su quale sia, presso Cosa nostra, l'effetto del messaggio mandato dal "ministro della convivenza". La signora ha parlato proprio mentre riapriva temerariamente la ditta del marito. Meritava di essere pubblicamente minacciata di querela. E questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava far capire che lo Stato non ritiene poi troppo disdicevole difendere con i suoi rappresentanti di governo i killer mafiosi mandati a giudizio nelle aule di Giustizia della Repubblica. E nemmeno far vedere a una moglie, a un figlio, a una madre di un carabiniere o poliziotto morti ammazzati da Cosa nostra o dalle organizzazioni sorelle, che ci va il sottosegretario in persona e con tanto di scorta a difendere il boss finito a processo. Sì, proprio lui. E, diversamente dai familiari delle vittime, senza alcun complesso di colpa. E questo pure è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava poi fare capire che è finita la solfa della legalità, andata così fastidiosamente di moda agli inizi dello scorso decennio. Ma non bisognava solo deprecare gli eccessi prodotti da quel clima incandescente. Se no che messaggio si manda? L'eccesso, il vero eccesso, è stato proprio quella richiesta di legalità tanto estranea ai nostri costumi. Dunque, adeguiamo la legge alle nostre tradizioni. Meglio ancora se ne approfittiamo per far capire che ogni interesse privato è sempre più legittimo dell'interesse pubblico. L'ideale? Depenalizzare il falso in bilancio o fare tornare praticamente gratis e in forma anonima i soldi portati in nero in giro per il mondo. E questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava poi fare capire ai magistrati che la pacchia è finita. Che essi non possono più contare su una considerazione e un rispetto innaffiati con il sangue dei loro colleghi uccisi. Naturalmente non bastava stigmatizzare le singole arroganze o ricondurre i chiacchieroni a sobrietà. Se no che messaggio sarebbe? Molto meglio, e più diretto, far capire a tutti che ora debbono pagare - e salato - per quella fisima del "controllo di legalità" a trecentosessanta gradi. Che essi sono degli eversori. Sappiano ladri e assassini che chi li persegue e li giudica non è poi infinitamente più in alto di loro nella considerazione sociale. E anche questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava ancora far capire che i magistrati, conseguentemente, non sono più protetti come una volta. Dunque, occorreva tagliare le scorte. Ma non solo combattendo gli abusi o gli impieghi da status-symbol. Se no che messaggio sarebbe? Occorre proprio tagliare. A tutti, dovunque; anche se è stato appena scoperto un progetto di attentato contro un procuratore antimafia. E al tempo stesso far vedere che ministri, sottosegretari e loro nani e ballerine le scorte e le macchine di servizio continuano ad averle. Così che sia chiaro che sono proprio i magistrati a essere meno protetti di una volta; e che lo Stato alla loro pelle ci tiene un po' di meno. E anche questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava far vedere che le autorità pubbliche nate da un decennio di lotte e di paure, di umiliazioni e di speranze, sono considerate a pieno titolo - né più né meno - posti di potere da spartire, pezzi di domino nello spoil system. Ad esempio il Commissariato contro il racket e l'usura. E occorreva mandar via di lì il primo commerciante che ha organizzato la ribellione contro il racket; lui con i suoi personalissimi rapporti di fiducia con le vittime dell'usura e del pizzo mafioso. O almeno renderlo meno autonomo e meno forte. E anche questo è stato fatto.

Per indebolire la lotta alla mafia bisognava, infine e ovviamente, rendere molto più difficili le investigazioni e i processi. Per esempio intervenendo sui meccanismi di formazione delle prove. E cercando di renderli praticamente proibitivi per chi si azzardi a mettere il naso nei conti all'estero dei padrini e dei loro amici e protettori. Magari arrivando a rendere retroattive tali nuove norme di procedura penale. E anche questo è stato fatto.

Per indebolire correttamente la lotta alla mafia bisognerebbe ora intervenire sui meccanismi della cultura, della scuola, dell'informazione, della partecipazione religiosa; insomma su tutte quelle attività che sono state utili a mobilitare per la prima volta contro la mafia milioni di cittadini e di giovanissimi in tutta Italia. Occorrerebbe mettere all'indice qualche giornalista libero; così, per dare un segnale. Meglio se è il più autorevole di tutti, un Enzo Biagi, ad esempio, che ha pure raccolto in due libri le dichiarazioni del principe dei traditori, Masino Buscetta. Oppure incominciare ad attaccare i "gargarismi antimafia" che si fanno nelle scuole, magari partendo da un'audizione parlamentare del ministro Moratti. Fatto anche questo.

Ancora - questo è vero - non si è riusciti a montare uno scandalo contro un prete di trincea o contro una preside troppo antimafiosa né a impedire a qualche scrittore troppo impegnato di vincere un premio letterario. Ma sono passati solo cento giorni e qualche cosa. Come si dice nei graziosi quadretti che stanno dietro la scrivania di ogni Capo, "per l'impossibile ci stiamo ancora attrezzando".

Il Popolo, giovedì 25 ottobre 2001



Comunicato stampa
SOLIDARIETÀ AI MAGISTRATI ANTIMAFIA
PRESIDIO DAVANTI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO


Domani alle ore 18 si terrà un presidio davanti al Palazzo di Giustizia. Centinaia di cittadini milanesi - che per l'occasione hanno scelto un "simbolo" a sorpresa - si troveranno per esprimere innanzitutto solidarietà ai magistrati antimafia a cui è stata tolta la scorta. L'iniziativa vuole anche essere una difesa simbolica dell'indipendenza della Magistratura di fronte agli attacchi provenienti da Berlusconi e dai suoi avvocati portati al Governo o alla testa delle istituzioni parlamentari. Il presidio, organizzato da varie associazioni e riviste al di fuori dei partiti, sarà una iniziale forma di mobilitazione civile contro i primi cento giorni del Governo nella lotta all'antimafia (rogatorie, falso in bilancio, rientro di capitali sporchi, scorte, commissariato antiracket). E' già iniziata la raccolta delle firme per sottoscrivere un appello da inviare al Presidente della Repubblica per chiedere ai ministri dell'Interno e della Giustizia di ripensare le scelte annunciate nelle scorse settimane e restituire la piena protezione ai magistrati a rischio.
Hanno già firmato il documento numerosi esponenti della società civile, intellettuali, artisti e giornalisti.
Tra gli altri: Carla Voltolina Pertini, Antonino Caponnetto, Dario Fo e Franca Rame, Paolo Flores D'Arcais, Silvio Novembre, Vincenzo Consolo, Lella Costa, Marco Paolini, Gianni Barbacetto, Fernanda Pivano, Aldo Busi, Corrado Stajano, Teresa Sarti Strada, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Ettore Scola, Don Gino Rigoldi, Andrea Purgatori, Marco Travaglio, Peter Gomez, Leo Sisti, Pasquale Scimeca, Gianni Minà, Novella Calligaris, Monica Zapelli Fava, Paolo Sylos Labini, Gino & Michele, Simona dalla Chiesa, Giorgio Galli, Massimo De Vita, Anna Bonaiuto, Franco Fabbri.
Associazioni promotrici: Omicron, Società Civile, AntimafiaDuemila, Arci, SOS Impresa, Coordinamento milanese Insegnanti e Presidi in lotta contro la mafia, Palermo Anno Uno, Sciarpe Gialle, L'Altra Milano.

25 ottobre 2001